Il fiume è bene della comunità, non solo rischio idraulico

Non solo pericolo idraulico ma anche qualità delle acque, servizi ecosistemici e accessibilità al fiume: sono alcuni dei temi che vorremmo fossero tenuti in considerazione in occasione delle campagne di manutenzione delle arginature fluviali. Chiediamo su questi aspetti un approccio partecipativo – che coinvolga le amministrazioni locali, i portatori d’interesse e i saperi diffusi propri di chi abita questi territori – che coinvolga sul profilo tecnico non solo ingegneri ma anche altre figure professionali come dottori forestali e naturalisti.

In riferimento ai lavori dei manutenzione in corso in questi giorni lungo gli argini del Brenta a Limena abbiamo sollecitato le amministrazioni di Limena, Vigodarzere, Curtarolo, Campo San Martino e Piazzola sul Brenta a chiedere una sospensione dei lavori  ed una contestuale convocazione di una conferenza di servizi con Regione, Genio Civile, Provincia, Amministrazioni Comunali e portatori d’interesse del territorio, finalizzata a valutare, concordare e delineare soluzioni tecniche e linee guida di intervento per la corretta gestione e manutenzione degli argini, coinvolgendo sul profilo tecnico non solo ingegneri ma anche altre figure professionali come dottori forestali e naturalisti.

Riportiamo qui il testo completo della lettera, inviata anche al Genio Civile.

E’ in corso in questi giorni a Limena un intervento di manutenzione sugli argini del Brenta da parte di aziende incaricate dal Genio Civile della Regione Veneto, che ha la competenza sulla manutenzione delle arginature fluviali con particolare riguardo alla sicurezza idraulica. 

Ancora una volta, come già denunciato più volte in passato da Legambiente, i doverosi interventi di manutenzione avvengono senza una adeguata e preventiva informativa nei confronti della cittadinanza e delle stesse amministrazioni locali, costrette in queste ore ad emanare malinconici comunicati in cui ammettono l’assenza di comunicazione preventiva con conseguente mancanza di potere di controllo e di intervento rispetto ad una attività che appare decisa e disposta dall’alto.

In assenza di una campagna di comunicazione/informazione, risultano perfettamente legittimi i dubbi dei cittadini che hanno avuto già modo di constatare di persona come sia completamente cambiato il paesaggio dopo il passaggio degli operatori, e che si chiedono attoniti quali sono le disposizioni e i criteri operativi di intervento alla base dell’appalto dei lavori, che comportano il rischio di un danno alle valenze naturalistiche, ricreative e paesaggistiche del territorio: ci si chiede, solo a titolo di esempio,

  • se si sono analizzati i diversi contesti idraulici (asta fluviale, anse e “morte” ad elevata valenza naturalistica soggette ad esondazione periodica, aree boscate perifluviali) con conseguente modulazione degli interventi?
  • è prevista una valutazione in loco della tipologia del materiale da asportare e delle tecniche da utilizzare, o l’incarico prevede di tagliare tutto, indistintamente, e non solo sulle arginature ma anche per diversi metri all’interno della campagna?
  • E’ stata fatta una valutazione ambientale rispetto all’area SIC – ZPS? Si può parlare, per le aree oggetto dell’intervento e per l’epoca di esecuzione, di “urgenza” o “emergenza” legate agli eventi dell’ottobre dello scorso anno (Tempesta Vaia)?
  • I tempi e le modalità di intervento sono compatibili con la direttiva habitat? Ricordiamo che fra poche settimane entriamo in uno dei periodi più delicati dell’anno per ciò che riguarda la riproduzione delle specie selvatiche, con particolare riferimento agli uccelli.

Il circolo Legambiente Medio Brenta APS fa proprie queste legittime preoccupazioni ed invita le amministrazioni comunali interessate dai lavori ad acquisire tutta la documentazione necessaria ad approfondire al più presto i termini contrattuali dell’appalto. Al tempo stesso ribadisce la richiesta di un approccio partecipativo a queste tematiche, come già avvenuto in altre realtà del veneto, un metodo di lavoro che permette di conciliare l’interesse alla sicurezza idraulica con l’aspirazione della cittadinanza di fruire degli innumerevoli benefici ecosistemici che caratterizzano le aree arginali del fiume. Possiamo citare ad esempio l’esperienza del “contratto di fiume del basso Piave” che ha portato ad individuare tre aree pilota nelle quali, dopo uno studio preliminare allargato a tecnici, forestali e naturalisti, si è adottata una gestione di tagli selettivi.

Ricordiamo che i corsi dei fiumi sono stati oggetto negli ultimi trent’anni di attenzione da parte del legislatore anche al di là del fondamentale tema della sicurezza idraulica, a partire dal D.P.R. 14 aprile 1993 che introduce il concetto di “ecosistema fluviale”, alla Circolare Regionale 10/10/94 n. 32 che parla di “funzioni biologiche del corso d’acqua e delle comunità vegetali ripariali”, per finire con il Piano di Tutela delle Acque emanato nel 2006 della Regione Veneto e che definisce criteri precisi sull’importanza e sulla gestione della vegetazione perifluviale, anche con preciso riferimento alla sicurezza delle sponde arginali.

I corsi d’acqua sono un bene collettivo: è bene che anche il Genio Civile si confronti con il territorio, amministrazioni, cittadini e associazioni su necessità, modalità operative e tempi di intervento allargando in questo modo ad altri territori del Veneto l’esperienza delle buone pratiche già sperimentate con successo. Tutto ciò anche nell’ottica di evitare che gli strumenti amministrativi emergenziali adottati in seguito alla tempesta VAIA e le risorse economiche stanziate di conseguenza vengano utilizzati in modo autoritario e senza un confronto trasparente con le comunità locali, perdendo per l’ennesima volta l’occasione di realizzare interventi di alta levatura tecnica sul fronte del contenimento del rischio idraulico e della contestuale conservazione e valorizzazione, ove possibile e con le soluzioni più adeguate, degli ambienti fluviali.

Rivolgiamo pertanto un appello alle amministrazioni locali interessate dall’opera di manutenzione affinché chiedano la sospensione dei lavori e la convocazione di una conferenza di servizi con Regione, Genio Civile, Provincia, Amministrazioni Comunali e portatori d’interesse del territorio, finalizzata a valutare, concordare e delineare soluzioni tecniche e linee guida di intervento per la corretta gestione e manutenzione degli argini, coinvolgendo sul profilo tecnico non solo ingegneri ma anche altre figure professionali come dottori forestali e naturalisti.

Chiediamo infine venga comunicato urgentemente da parte del competente Ufficio Regionale, alla scrivente Associazione ed ai Sindaci dei Comuni interessati, i nominativi ed i recapiti dei Direttori dei Lavori e/o dei Funzionari Responsabili del controllo delle operazioni in atto, in modo da poter trasmettere eventuali segnalazioni e/o richieste, finalizzate, in piena collaborazione, alla migliore ed efficace esecuzione dei lavori.

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