Il nostro impegno dopo il ciclone IDAI

Venerdì 15 marzo alcuni di noi stavano partecipando a Fridays For Future manifestando per le vie di Padova. Quella mattina iniziavano ad arrivare sui nostri cellulari le prime immagini di Beira, in Mozambico, dall’altra parte del mondo, dove il ciclone IDAI ha seminato morte e distruzione.

ciclone-idai

Questo accadeva per l’appunto il 14 marzo scorso, ma il 25 aprile un’altra zona più a nord del paese è stata colpita da un secondo ciclone: Kenneth (di intensità 4 su scala di 5).

Beira si affaccia sull’Oceano Indiano, è popolata da mezzo milione di abitanti e una “periferia diffusa” di piccoli villaggi formati da capanne di caniço (canne) e baracche. Dal 1995 è gemellata con Padova. Secondo la Croce Rossa è stata distrutta per il 90 per cento.

L’emisfero meridionale sta quindi fronteggiando una delle maggiori catastrofi ambientali degli ultimi anni. Oltre al Mozambico, anche lo Zimbabwe e il Malawi sono stati coinvolti.

Da qualche anno il nostro circolo Legambiente ha sviluppato un rapporto di collaborazione progettuale con Asem Italia Onlus, un’associazione che segue più di 6.000 tra adulti e bambini mozambicani fornendo quotidianamente istruzione, formazione professionale, cibo, supporto medico, riabilitazione psicologica e morale.

Questo è il messaggio che è arrivato dalla fondatrice di ASEM Mozambique Barbara Hofmann Everett a fine marzo:

“La situazione è disastrosa, inimmaginabile. In tanti hanno perso tutto, incluso la casa.
Le nostre scuole e i Centri sono senza tetto né finestre e alcune porte sono volate via, alcune pareti cadute. La maggior parte degli alberi sono stati tagliati o sradicati dalla forza del vento (fino a 280 km/h), cadendo spesso sulle case, distruggendole e provocando morti e feriti. Migliaia di famiglie sono temporaneamente ospitate in scuole o presso parenti e amici, la maggior parte di loro sono senza cibo né acqua potabile.​​

Anche le comunicazioni e la corrente sono ancora un problema a Beira.

Immagino che i media non ne parlino molto.
Il problema numero uno è la fame e l’acqua potabile.
C’è un prodotto chiamato “Certeza” per purificare l’acqua, ma per una piccola bottiglia il prezzo è cambiato giorni fa da 35 MET (0,49 Euro) a 60 MET (0,83 Euro) e spesso difficile da trovare al mercato. Solo per dare un’idea, 60 MET corrispondono per la maggior parte delle persone a uno stipendio da 3 a 5 ore di lavoro.
“Certeza” è parzialmente distribuito gratuitamente a un numero di persone. Tuttavia, gran parte della popolazione non può permetterselo.
L’organizzazione ufficiale di coordinamento degli aiuti distribuisce un kit di 2 kg di riso, mezzo litro di olio, ecc. a molte famiglie, ciò che è sufficiente per alcuni pasti. Molto è stato fatto ma il bisogno è ancora enorme. La maggior parte degli utenti di ASEM non ha beneficiato del programma di distribuzione ufficiale.

Come richiesto dal Ministero della Pubblica Istruzione, la scuola è iniziata una settimana dopo che IDAI ha colpito Beira. ASEM è riuscito a coprire una parte dei tetti della scuola con la plastica e pezzi di materiale recuperati. I bambini sono tornati a scuola. Abbiamo distribuito un kit alimentare e igienico ai nostri utenti. Il nostro obiettivo è aiutare anche le loro famiglie fino a renderli autonomi, ma la strada è ancora lunga.

Ci sono vite da ricostruire, ferite da curare, traumi da guarire, colera che uccide e morti da seppellire.”

Asem Mozambico

Forse non è corretto fare una correlazione diretta tra i cambiamenti climatici del pianeta e catastrofi ambientali come questa. Ma, come scrive Simon Allison sul Mail & Guardian “su un punto la scienza non ha dubbi, e cioè che in un mondo più caldo i cicloni saranno più pericolosi. Dato che prendono la loro energia dagli oceani, più questi diventano caldi più i cicloni saranno potenti. Con gli oceani più caldi e lo scioglimento delle calotte polari, inoltre, s’innalzerà il livello dei mari. Il Mozambico è un paese particolarmente vulnerabile perché si trova sull’oceano Indiano, le cui acque sono già calde, e ha una lunga fascia costiera. Tutte queste condizioni hanno reso Idai particolarmente letale. Il pianeta si riscalda e se i governi continueranno a non prendere sul serio il problema del cambiamento climatico, eventi devastanti come questo diventeranno la norma”.

E quindi sono quattro le azioni concrete che possiamo fare:

aiutare ora chi è in difficoltà aderendo alla raccolta fondi delle associazioni e ong che operano nei territori colpiti (vedi qui i riferimenti per ASEM Mozambico – ASEM italia)

adottare stili di vita e di consumo che annullino o riducano drasticamente la nostra impronta ecologica, la strada migliore per prevenire e contrastare i fattori scatenanti di questa e tante altre catastrofi ambientali (vedi qui la nostra comunità vivi con stile)

chiedere a tutti i livelli governativi politiche chiare e radicali a favore dell’ambiente (vedi qui nostra campagna STOP SUSSIDI alle FONTI FOSSILI)

partecipare alle manifestazioni e supportare le istanze dal basso sui temi ambientali del mondo giovanile, vera novità del 2019, ben rappresentata dall’iniziativa di Greta Thunberg e dagli appuntamenti Fridays for Future ma anche dalle tante altre iniziative spontanee di cura del territorio che sorgono in modo sparso e diffuso.

loading