Rapporto Pendolaria: la situazione in regione Veneto

Ad oggi le risorse stanziate dalla regione Veneto sono di 6,5 € per abitante ogni anno, circa la metà rispetto a quanto investe ad esempio l’Emilia-Romagna, nonostante le tariffe in Veneto siano aumentate di quasi il 20% negli ultimi otto anni.

Stazione Padova pendolari

Pendolaria, il dossier sullo stato del trasporto ferroviario in Italia redatto da legambiente, fotografa una situazione di carenza degli investimenti necessari per i pendolari, con una grande differenza tra regioni.  Non è un caso che il numero dei passeggeri che utilizzano la rete ferroviaria veneta sia rimasto invariato a quota 153mila dal 2010 (su un totale di 2 milioni e 600 mila pendolari italiani), un dato che spiega bene come il servizio su rotaia non sia seriamente considerato dal governo regionale come una scelta strategica per il miglioramento della qualità dell’aria e per l‘ammodernamento e l’efficientamento del sistema economico regionale nel suo complesso.

L’introduzione negli ultimi anni  dell’orario cadenzato e l’entrata in esercizio di nuovi treni sono stati due elementi positivi, ma le problematiche restano tante, e il confronto con altre realtà regionali a noi vicine evidenzia il ruolo fondamentale che può solgere la regione: ad esempio, dal rapporto emerge come le linee venete sono più a binario unico (633 km) che a binario doppio (612 km) e se ogni giorno possiamo contare su 747 treni (712 corse di Trenitalia e 35 di Sistemi Territoriali, azienda partecipata dalla regione) questi rappresentano un terzo di quelli in viaggio in Lombardia, dove si è registrato un aumento passeggeri del 15% tra il 2011 e il 2017; in Emilia Romagna invece, a fronte di cospicui investimenti, nello stesso periodo i pendolari sono cresciuti del 79%; e, ancora, nella provincia autonoma di Bolzano, afflitta dalle stesse problematiche di inquinamento e congestionamento, attraverso gli investimenti fatti negli ultimi anni ha triplicato il numero di passeggeri regionali.

Le cifre che aiutano a comprendere la situazione.

I fondi per il trasporto ferroviario sono pianificati dallo Stato e nei contratti di servizio ci sono  le risorse aggiuntive destinate dalle regioni: indicativo il dato relativo alla spesa regionale del Veneto per servizi e materiale rotabile: tra il 2008 e il 2017 in Veneto in media si sono spesi 6,50 € per abitante l’anno contro i 12,5 € in Emilia Romagna, i 25,5 € in Friuli e 131,43 € della provincia autonoma di Bolzano.

Stazione Padova

Le aree di intervento in regione.

Secondo il rapporto di Legambiente “Pendolaria”, ci sono diverse aree prioritarie di intervento in cui investire nella nostra regione. Sono infatti rilevanti disservizi sulla linea Adria-Mestre e sulla tratta a binario unico Verona-Rovigo, entrambe gestite da “Sistemi Territoriali”; Legambiente ha stimato che la seconda linea ha un ritardo cumulato annuo di ben 8000 minuti insieme ad un aumento dei tempi di percorrenza negli ultimi anni di 16 minuti.

E la nostra Regione ha anche abbandonato il progetto del Servizio Metropolitano Padova-Treviso-Venezia, un’area in cui è necessario oggi rimodulare servizi poco appetibili; si pensi alla tratta diretta Padova-Treviso, che attualmente impiega 1 ora e 6 minuti a fronte dei 45 minuti necessari per effettuare lo stesso spostamento con un cambio a Mestre.

Altri punti chiave sono poi l’utilizzo della tratta Padova Centrale-Interporto, il raddoppio della Maerne-Castelfranco e il raddoppio del ponte sul Brenta a Vigodarzere. Grande assente nei piani della regione è infine il collegamento ferroviario con i due scali aeroportuali veneti di Treviso e Venezia.

In generale, dal punto di vista nazionale appare con chiarezza una “questione meridionale” dei trasporti, con un Sud che generalmente investe molto meno rispetto al Nord per i servizi ferroviari, una distanza Nord-Sud che si riflette ad esempio in un’età media dei treni di oltre 19 anni, ben più alta di quella del nord (12,4 anni) o del Veneto (11 anni). Un divario che appare ancora più problematico in un quadro di definanziamento nazionale: l’ultima Finanziaria ha infatti ridotto di 50 milioni di euro rispetto all’anno scorso le risorse messe in campo per il trasporto ferroviario.

Il trasporto ferroviario è però la soluzione più ecologica per lo spostamento di merci e persone, a cui servono investimenti non solo nelle lunghe tratte nazionali, ma soprattutto a livello regionale, dove i numeri dei pendolari assumono dimensioni davvero consistenti.

Leggi anche: le 26 infrastrutture senza risorse che potrebbero migliorare la vita dei pendolari, ad oggi incompiute  scaricabile qui

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