Potature e capitozzature: cosa c’è da sapere

Riceviamo sempre più segnalazioni di piante che hanno subito interventi di capitozzatura, vale a dire una grande asportazione di chioma e/o il taglio netto della gran parte dei rami, conservando della pianta il solo tronco. Si tratta di interventi molto dannosi perchè compromettono la salute e la stabilità della pianta. Con questa scheda di approfondimento cerchiamo di fare luce su questa pratica e i falsi luoghi comuni che la sostengono. 

Cosa c’è da sapere

Gli alberi che occupano i nostri spazi verdi, pubblici e privati, necessitano di manutenzione, non perché lo richiede la natura (che ha dato all’albero la sua forma naturale, l’habitus, perchè viva bene con quella), ma per permettere la tranquilla convivenza tra persone e piante. Bisogna però intervenire  nel modo corretto, ed è fondamentale ricordare che gli alberi sono vivi, pertanto ad ogni nostra azione corrisponderà una loro reazione:  prevedere la reazione al nostro intervento, così da ottenere i risultati desiderati, significa eseguire una corretta potatura.

Sul verde pubblico c’è purtroppo una grandissima inconsapevolezza di fondo, che ha come conseguenza:

  • la scelta sbagliata degli alberi che vengono messi a dimora, ignorando quali specie sono adatte per un certo luogo, sia per le dimensioni che raggiungeranno che per le caratteristiche della vegetazione, nonché del fabbisogno idrico della specie in questione
  • il mancato rispetto della distanza tra gli alberi, che se piantati troppo vicini si svilupperanno eccessivamente in altezza e cresceranno deboli e malati
  • il mancato rispetto del giusto periodo di potatura

 

L’Italia è il paese europeo (a giudicare dal paesaggio) dove si taglia e si pota nella più totale disinvoltura. E spesso il cattivo esempio è dato dagli enti pubblici che affidano la quasi totalità dei lavori appaltandoli a ditte con scarsa qualifica professionale, poco propense ad eseguire una potatura corretta, che richiederebbe anche 2 – 3 ore di lavoro, quando una capitozzatura viene effettata in mezz’ora. E poi se la pianta muore, ecco in vista l’appalto per una nuova piantumazione … magari di piante adulte, le più costose.

 

Cos’è la capitozzatura

E’ quel procedimento di taglio per cui di un albero si conserva solo il tronco, privandolo di tutta la ramificazione.  Capitozzare è un retaggio che viene dalle pratiche agricole di un tempo, quando da un albero (quasi sempre il salice bianco o il platano, ma anche il gelso, l’acero campestre e l’olmo campestre) si desiderava ottenere periodicamente la produzione di rami per l’utilizzo in campagna (legacci, cesti) o per fare frasca per gli animali.

Con la capitozzatura si ottiene la formazione della testa di salice, pratica che veniva utilizzata dai contadini per produrre rami molto lunghi e flessibili e foglie di grandi dimensioni. I filari di capitozze venivano utilizzati come sostegno per il vigneto, in un sistema tradizionale detto anche della “vite maritata” che ha caratterizzato per secoli le nostre campagne.

 

capitozzo 1

 

La formazione della testa di salice richiede molti anni e va eseguita con criteri molto specifici: bisogna eliminare i rami senza intaccare la testa, lasciandone alcuni su cui l’albero possa sviluppare foglie al risveglio vegetativo. Gli interventi di potatura devono avere cadenze di uno, due o tre anni : ecco perché è una gestione molto costosa, oggi in gran parte abbandonata.

capitozzo 2

Quando si parla di capitozzatura bisogna avere ben chiaro un concetto: la tecnica si presta a contesti agricoli e agro-forestali, sempre e comunque con finalità produttive precise. Quando invece si capitozzano alberi in aree cittadine o periurbane, quasi sempre si effettua un’operazione sbagliata e dannosa, spesso nel tentativo maldestro di rimediare a errori di progettazione o di valutazione sulle dimensioni a maturità delle specie arboree poste a dimora.

 

 Idee sbagliate  e  false opinioni: diamoci un taglio

Alcuni concetti sbagliati si sono radicati in chi conosce poco le piante e ne derivano così illogiche paure: l’albero cadrà, danneggerà le case, si ammalerà, romperà il selciato, sporcherà con le foglie e intaserà gli scarichi, toglierà la luce, attirerà topi, insetti e uccelli, darà fastidio alle automobili. Alla fine tutti pensano che più si pota e migliore è il lavoro, quindi si ritiene che la capitozzatura sia una cosa ben fatta. Proviamo invece a “darci un taglio” e ascoltare dei pareri competenti.
                 

L’albero ha bisogno di essere potato, così si rinforza    FALSO!

Dopo una potatura troppo drastica l’albero affronta almeno quattro problemi fondamentali:

  • carenze nutrizionali per la mancanza di fogliame, perchè l’albero assorbe i nutrienti con le radici ma le può utilizzare solo tramite le foglie, con la fotosintesi clorofilliana che ne ricava gli zuccheri, la vera fonte di energia;
  • la cicatrizzazione delle ferite, necessaria per impedire la penetrazione di funghi e patogeni
  • la necessità di un immediato schermo solare per proteggere il fusto rimasto scoperto;
  • il riequilibrio della chioma con le radici. 

 

Bisogna ridurre l’altezza e l’ampiezza degli alberi, altrimenti cadono    NO! 

 La chioma che si forma dal capitozzo non è attaccata al tronco saldamente come l’originale, perchè ancorata solamente agli strati più superficiali della branca genitrice. Così rami anche di notevoli dimensioni possono schiantare da un momento all’altro, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini. Si parla, in gergo tecnico, di “scosciature”.  Con la capitozzatura non si rende un albero più forte nei confronti del vento, perchè la ricrescita veloce e forzata di nuovi rami rende l’albero molto più vulnerabile, rischiando lo sradicamento e la rottura. Quindi si ottiene un effetto contrario a quanto desiderato

 

Con la capitozzatura evitiamo che un albero cresca troppo    FALSO!    

E’ impossibile ridurre in questo modo la grandezza di un albero: dopo una violenta potatura questo aumenterà il suo ritmo di crescita per rimpiazzare la parte perduta, e in pochi anni, se l’albero non è nel frattempo morto a causa della capitozzatura, ritornerà alle dimensioni precedenti.

Solo una corretta potatura di formazione, cioè quando l’albero è ancora giovane, permette di intervenire agevolmente in seguito per controllarne la crescita. Curiosamente, invece di procedere alla potatura di alberi giovani, in prevalenza si potano drasticamente alberi di una certa età, spesso secolari. Così di una creatura maestosa e brillante del suo colore verde resta solo lo scheletro!

 

 Un albero lasciato a se stesso cresce male, è brutto    NO!

Gli alberi hanno molte forme e dimensioni finalizzate principalmente a catturare la luce in modo ottimale. L’innumerevole varietà di architetture definiscono l’identità di ogni specie arborea e ne costituiscono il carattere fondamentale e la bellezza.  Le piante esistono da molto più tempo di noi, ci hanno visto arrivare e con ogni probabilità ci vedranno andare via… non hanno assolutamente bisogno dell’uomo.

Potando troppo e male l’albero cresce a dismisura, con una chioma totalmente disordinata e intricata. L’albero perde l’armonia naturale della sua forma e allora sì, diventa brutto. Con la capitozzatura vengono creati dei “mostri” !

cresce meno

I vantaggi di una folta chioma

Alberi vigorosi e dalla folta chioma ci offrono molteplici benefici ed importanti eco-servizi :

  • gli alberi producono ossigeno e sono molto efficaci nella lotta alle polveri sottili e per il miglioramento della salubrità dell’aria. E’ stato calcolato che gli alberi possono ridurre fino ai 1/4 l’inquinamento prodotto da anidride carbonica (Co2). Piantati in punti strategici, gli alberi possono diventare una barriera anti smog e fare da filtro dell’aria. Con i tempi che corrono, in cui le problematiche della CO2 e dell’inquinamento dell’aria in Veneto sono particolarmente serie, le potature selvagge e senza criterio dovrebbero essere bandite.
  • gli alberi contribuiscono all’abbattimento della temperatura dell’aria e del suolo, perchè hanno la capacità di utilizzare gran parte dell’energia solare tramite la traspirazione e la fotosintesi, favorendo così l’abbassamento della temperature dell’aria fino a 3°. “L’isola di calore urbana” (Urban Heat Island – UHI), ovvero quell’area della città in cui la temperatura generale è fortemente amplificata dai materiali artificiali, dall’asfalto delle strade e dagli edifici, può essere mitigata con una buona alberatura. L’isola di calore nei periodi estivi provoca un’emergenza sanitaria, e spinge poi a utilizzare condizionatori d’aria con grande dispendio di energia elettrica. Capitozzare gli alberi in città o abbatterli significa, nei mesi più caldi, procurare un danno molto grave alla salute dei cittadini.
  • gli alberi sono custodi della biodiversità, perchè ospitano e danno rifugio a tanti animali: in primo luogo uccelli, ma soprattutto tanti invertebrati, e tra questi molti sono predatori utili per controllare le popolazioni di insetti nocivi. In particolare i fiori attirano frotte di parassitoidi. Inoltre rami e foglie servono anche come strutture di sostegno per le ragnatele di molte specie di ragni, che fungono da veri e propri filtri anti-insetti.

 

La moderna arboricoltura è assolutamente contraria alla stroncatura e capitozzatura degli alberi, considerandole pratiche dannose. Eppure, malgrado più di 25 anni di letteratura che ne spiega i pericolosi effetti, la capitozzatura rimane una pratica diffusa. E’ necessario quindi aggiornarsi e soprattutto contrastare fermamente chi ancora la mette in atto per gestire gli alberi cittadini.

C’è da considerare, infine, l’impatto economico di questa pratica, che risulta un inutile spreco di denaro perchè:

  • si avrà la formazione di rami che presto diventeranno pericolosi;
  • se il tipo di albero in questione non sopporta tagli drastici (ad es. le betulle, o i pini) si avrà la morte dell’albero, che dovrà essere rimosso e rimpiazzato;
  • se l’albero sopravvive richiederà costanti potature per diversi anni, per rimuovere i rami che sono spuntati deboli e pericolosi.

Inoltre, in caso di danni causati da un albero capitozzato, si rischiano azioni legali, poiché la capitozzatura è riconosciuta dai tribunali come pratica dannosa e pericolosa.

  

Come la pensiamo noi

Il verde pubblico italiano conta 550 milioni di metri quadrati di alberi, prati, aiuole, viali (dati riferiti ai 120 capoluoghi di provincia, periodo 2014, fonte ISTAT): una ricchezza che ci deve far sentire responsabili. Crediamo che per rendere più vivibili i nostri paesi e le nostre città il verde pubblico sia un elemento fondamentale, e spesso i cittadini sono l’unico argine a difesa degli alberi.

Come ricordato all’inizio dell’articolo spesso assistiamo a cattiva progettazione e manutenzione da parte degli enti pubblici, a volte derivante da scarsa programmazione e progettualità, in altri casi frutto di una mancanza di conoscenza approfondita. Capita anche che queste scelte siano guidate da miopi calcoli politici, nel tentativo di contenere il più possibile ogni possibile responsabilità per l’amministratore derivante da possibili cadute di rami o di alberi. Ma non possiamo ignorare le difficoltà oggettive che i Comuni si trovano a dover affrontare, sia in termini di soldi che di personale.

Come aiutare e difendere gli alberi in città, oltre che dalle capitozzature, anche da cantieri, scavi e impermeabilizzazione del suolo?

Ci si può appellare al Piano del Verde Urbano, previsto dalla legge 10/13 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che specificatamente prevede  “iniziative locali per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Purtroppo non è obbligatoria né la redazione del Piano del Verde né l’adozione del regolamento del verde, affidando il tutto ancora una volta alla sensibilità politica delle singole amministrazioni comunali l’indirizzo della pianificazione ambientale. In questo modo il Piano risulta pertanto uno strumento innovativo ma poco utilizzato : a titolo esemplificativo segnaliamo la città di Padova, che ha elaborato un documento per la gestione del verde pubblico dove si definiscono gli strumenti e gli interventi da adottare.      

Ricordiamo inoltre l’iniziativa della CNA di Padova rivolta a tutti i comuni della provincia che propone di: 1) qualificare gli operatori della manutenzione del verde 2) aumentare la cultura del verde dei cittadini; 3) spingere la pubblica amministrazione ad adottare e divulgare le buone pratiche nella gestione del verde, sia pubblico che privato.

           

Auspichiamo che anche il nostro Comune possa elaborare delle linee di indirizzo e programmazione che garantiscano alla cittadinanza i benefici di un paesaggio urbano armonioso e salubre, in sintonia anche con la tradizione del Veneto, da sempre considerata regione verde e amena.

Senza alberi con

 

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