Dossier legambiente BIODIVERSITA’ a rischio – 2018

In Italia oltre un quinto del totale delle specie presenti è a rischio di estinzione. Il marine litter (la presenza di rifiuti in mare) è tra i principali nemici della biodiversità marina insieme all’inquinamento e ai cambiamenti climatici. Per contrastare  la perdita di biodiversità è necessario puntare su politiche di prevenzione e sensibilizzazione ed una corretta gestione dei rifiuti coinvolgendo i cittadini.

La varietà degli organismi viventi presenti sulla Terra è una risorsa fondamentale per la nostra sopravvivenza, e una ricchezza economica e sociale. La parola “biodiversità” racchiude tutto questo. Grazie, infatti, ad un’evoluzione di circa 4 miliardi di anni la diversità biologica di geni, specie ed ecosistemi è sinonimo di ricchezza, di varietà e di coesistenza delle varie forme di vita.

Ognuna delle 1.900.000 specie viventi conosciute svolge un ruolo specifico nell’ecosistema in cui vive e proprio in virtù del suo ruolo aiuta l’ecosistema a mantenere i suoi equilibri vitali. La scomparsa di anche una sola di queste potrebbe quindi portare ad un’alterazione irreversibile, con conseguenze sui molti beni e servizi che questo “capitale naturale” ci offre, dal cibo alle materie prime, dalla mitigazione del clima all’acqua. Ad esempio, le torbiere, le zone umide, il suolo, le foreste e gli oceani svolgono un ruolo essenziale nell’assorbire e immagazzinare carbonio, contribuendo così a proteggerci dai cambiamenti climatici. Gli alberi inoltre purificano l’aria che respiriamo eliminando il biossido di azoto, l’anidride solforosa, il
monossido di carbonio e l’ozono, nonché immagazzinano o assorbono il carbonio.

La biodiversità vegetale, sia nelle piante coltivate sia selvatiche, costituisce la base dell’agricoltura, consentendo la produzione di cibo e contribuendo alla salute e alla nutrizione
di tutta la popolazione mondiale.

Non dimentichiamo, inoltre, che la biodiversità è un vero e proprio serbatoio di risorse: molte
specie di piante selvatiche vengono usate per scopi medicinali come il chinino, usato per
curare la malaria, o la morfina utile invece per la terapia del dolore. Attualmente il mercato
mondiale dei farmaci vale 650 miliardi di dollari e quasi la metà si basa su farmaci tratti,
direttamente o indirettamente, dai regni  vegetale e animale.

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Oltre un terzo degli alimenti umani – dai frutti ai semi ai vegetali – verrebbe meno se non ci
fossero gli impollinatori (api, vespe, farfalle, mosche, ma anche uccelli e pipistrelli), i quali,
visitando i fiori, trasportano il polline delle antere maschili sullo stigma dell’organo
femminile, dando luogo alla fertilizzazione.

Altro aspetto fondamentale, è quello del ruolo ecologico specifico che ogni forma vivente
svolge nel proprio ecosistema, aiutandolo a mantenere l’equilibrio necessario. Ad esempio,
i carnivori svolgono una funzione utilissima in natura, abbattendo le prede più̀ facili da
catturare, e cioè gli esemplari più̀ deboli e malati, mantenendo sana la popolazione di cui si nutrono ed evitando la moltiplicazione eccessiva di certe specie animali.

Ma quando parliamo di biodiversità, dobbiamo anche – e soprattutto – parlare di perdita di
biodiversità, considerata ormai la minaccia ambientale più grave a livello mondiale in
quanto causa dell’insicurezza alimentare ed energetica, dell’aumento della vulnerabilità ai
disastri naturali, come inondazioni o tempeste tropicali, della diminuzione del livello della
salute all’interno della società, della riduzione della disponibilità e della qualità delle risorse
idriche e dell’impoverimento delle tradizioni culturali.

Nel report “Biodiversità a rischio” 2018 di Legambiente (scaricabile qui) troviamo testimonianza di come il Mediterraneo, per la sua variegata eterogeneità di ecosistemi, è uno dei 25 biodiversity hotspots del mondo, ovvero una delle regioni con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta.

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È un punto cruciale per gran parte delle rotte migratorie degli uccelli paleartici, nelle sue acque vivono circa 900 specie di pesci e cetacei e circa 400 specie vegetali. Ma oggi il marine litter (inquinamento marino) rappresenta una delle principali minacce per mari e oceani: la maggior parte dei rifiuti marini (circa il 95%) è composta da plastica (UNEP/MAP 2015) e sempre secondo l’UNEP il Mar Mediterraneo è attualmente una delle sei aree maggiormente invase da marine litter nel mondo, con concentrazione dei rifiuti in alcune aree comparabile a quella delle cosiddette “isole galleggianti” dell’Oceano Pacifico.

Oltre al marine litter e all’inquinamento, gli altri nemici della biodiversità sono il sovra sfruttamento delle risorse naturali. Nel Mediterraneo il 96% degli stock ittici europei è sovrasfruttato. In particolare l’Adriatico, che da solo sostiene il 50% della produzione ittica italiana, è, insieme al Golfo di Gabes in Tunisia, l’area del Mediterraneo dove si pratica con più intensità la pesca a strascico, particolarmente distruttiva per gli ecosistemi di fondo.

La perdita e frammentazione degli habitat (dovuta ad esempio all’erosione delle coste e al mattone selvaggio), i cambiamenti climatici che sono una delle concause che favoriscono la diffusione delle specie aliene e invasive: l’Ispra, stima che ad oggi, 42 nuove specie ittiche sono state osservate nei mari italiani.

Per contrastare il marine litter e la perdita di biodiversità è necessario puntare su politiche di prevenzione e sensibilizzazione ed una corretta gestione dei rifiuti coinvolgendo i cittadini

Puoi scaricare il dossier completo qui

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