O Làbas o la spacca

La questione della rigenerazione del patrimonio edilizio demaniale dismesso, dopo l’episodio eclatante di Poveglia, che il nostro circolo ha seguito da vicino, si ripropone in altre vesti a Bologna.

L’otto agosto 2017 è stato sgomberato Làbas, il collettivo politico che da cinque anni si prendeva cura dell’ex caserma Masini nel centro di Bologna. Questo spazio, di circa un ettaro, è stato per anni risistemato, curato e rivissuto alternativamente in particolare da persone del posto.

Làbas era sostanzialmente una ricchezza per il quartiere. Molte erano le iniziative e i progetti che Làbas proponeva: “Làbiopizza”, la pizzeria nata all’interno del centro occupato, pensata inzialmente come progetto di formazione e professionalizzazione per gli occupanti, basata sul coworking, che utilizza prodotti provenienti da “Campi Aperti”, realtà contadina del territorio bolognese che da anni sviluppa e porta avanti un diverso concetto di agricoltura e distribuzione, dal produttore al trasformatore, fino al consumatore, senza ulteriori passaggi intermedi; la ciclofficina; il progetto di “Accoglienza Degna”, capace di ripensare dal basso il tema dell’accoglienza (un dormitorio per circa venti persone nei locali dell’ex Caserma); ed altri ancora. Un luogo che era diventato possibilità di azione per tanti esclusi dalla politica istituzionale e che aveva tolto dal degrado un bene restituendogli valore per la società, era diventato un bene comune. Làbas era sostanzialmente un attore rilevante per la rigenerazione del patrimonio edilizio dismesso, questione che Legambiente solleva di continuo in ambito urbano.

Ma qual è brevemente la storia di Làbas?

L’ex Caserma è stata messa più volte all’asta da parte dell’Agenzia del Demanio, senza che mai fosse stata fatta una proposta di acquisto dell’area. Lo stabile è poi finito nelle mani di una controllata della Cassa Depositi e Prestiti (la Cassa Depositi e Prestiti investimenti Sgr). Nel 2012 Làbas, costituito da un insieme di comitati, gruppi e persone singole, ha occupato lo stabile pericolante, ha effettuato i lavori utili a metterlo in sicurezza per svolgerci attività di carattere politico, sociale, ludico e assistenziale, divenendo un punto di riferimento non solo per il quartiere, ma per la città intera. Questo fino all’otto agosto 2017.

Làbas

Il 9 settembre 2017 si è tenuta una manifestazione a sostegno di Làbas alla quale hanno partecipato circa ventimila persone, troppe per non essere considerate e per non soppesare pro e contro dello sgombero che purtroppo priva, almeno temporaneamente, la città di un notevole servizio sociale.

Possibile che ciò accada in una città ambiziosa come Bologna che si è dotata e si sta dotando di tanti strumenti urbanistici (e non solo) che facilitano il germogliare di pratiche di uso e riuso della città dal basso per valorizzare i beni comuni?

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Prima di Làbas e dopo

 

Ci sono diversi casi di recupero di ex caserme dismesse che hanno visto in primis comitati di cittadini attivarsi per recuperare gli edifici. Uno di questi casi riguarda il quartiere Vauban della città di Friburgo. In questo caso il coinvolgimento dei cittadini nella trasformazione del quartiere ha dato vita, nell’autunno del 1994, a un percorso di co-progettazione, nato da un gruppetto di cittadini che, con pochissime risorse organizzò una campagna per fondare un’associazione che promuovesse le idee della cittadinanza sul futuro dell’ex area militare.

L’anno successivo il comune riconobbe il “Forum Vauban” come soggetto partner al tavolo per la progettazione partecipata del nuovo quartiere. Con questo processo si è riusciti a trasformare un edificio dell’ex caserma in “Casa 037”, il Centro di Quartiere autogestito: all’interno un ristorante, un asilo, un teatro-cinema, spazi per attività e conferenze, e un grande impianto fotovoltaico sul tetto.

 

 

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