Abbassare gli standard ambientali e sanitari? NO, GRAZIE

Stop CETA 21092017Lo scorso 21 settembre è entrato in vigore in via provvisoria il Comprehensive Economic and Trade Agreement, meglio noto con l’acronimo CETA

Il trattato ridefinisce i rapporti tra l’Unione Europea e il Canada in diversi ambiti: beni agricoli e non agricoli; servizi e investimenti; appalti pubblici; proprietà intellettuale; risoluzione delle controversie; sviluppo sostenibile. Inoltre prevede l’abbattimento di circa il 99% delle barriere tariffarie nel commercio tra Europa e Canada, e di quelle non tariffarie, vale a dire le regole e gli standard in vigore sulla sicurezza alimentare, sull’ambiente, sulla sicurezza dei prodotti, sul lavoro: tutto ciò che difende la nostra sicurezza e la nostra salute, pur generando costi aggiuntivi per le imprese.

Ci sono anche altri aspetti critici del trattato, ad esempio i capitoli che riguardano l’ambiente, che hanno l’unico merito di esistere ma non contengono alcun impegno vincolante:  non ci sono riferimenti al Protocollo sul clima approvato dalla COP21 di Parigi, non vengono fissati limiti al commercio di combustibili fossili e non si fa menzione della riduzione di emissioni inquinanti.

Inoltre, al pari dell’altro accordo USA – EUROPA in discussione (il  TTIP), prevede la creazione di un tribunale per la tutela degli investimenti (Investment Court System), che consentirà agli investitori di citare quegli stati le cui regole, a proprio giudizio, siano ingiustificatamente restrittive del commercio: ad esempio potranno denunciare gli Stati che vogliono espandere le norme sulla etichettatura di origine della carne o della pasta. Un tribunale speciale che vedrebbe gli Stati solo in veste di imputati, chiamati a risarcire i mancati profitti delle aziende dovuti a legislazioni a loro sfavorevoli.

Per questi motivi riteniamo ci sia il rischio concreto di determinare un abbassamento degli standard sanitari e ambientali, considerando che il “principio di precauzione”, così come formulato dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, prevede attualmente a tutela dei cittadini una normativa più cauta e stringente rispetto a quella di altre nazioni.

Il trattato però può essere ancora fermato, per riaprire in Europa una discussione più seria su che cosa vuol dire affidare agli interessi dei pochi che guadagnano con un trattato commerciale come questo, il destino e i diritti di tutti noi. Basta che un solo Paese ne blocchi la ratifica e con l’impegno di tutti noi l’Italia può essere quel Paese. Grazie alla mobilitazione dei giorni scorsi del comitato STOP CETA ITALIA, a cui anche Legambiente aderisce, siamo riusciti a far slittare al ratifica del Ceta al Senato

Inoltre alcuni parlamentari hanno costruito un intergruppo parlamentare #NoCETA, composto da più di 50 rappresentanti di tutti gli schieramenti, per chiedere lo Stop alla ratifica del trattato e la riapertura di una discussione ampia e trasparente nel merito.

Ti chiediamo di aiutarci a far conoscere le nostre ragioni e preoccupazioni ai parlamentari chiedendogli di aderire al più presto all’intergruppo, seguendo le istruzioni e gli aggiornamenti che potrai trovare sul sito della coalizione STOP CETA – STOP TTIP ITALIA.

 

 

 

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